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Paragrafo 2 . La centralit dell'uomo.

Introduzione.

La riflessione filosofica presofistica, tra il sesto secolo e la
prima met del quinto - un arco di tempo relativamente breve - ha
prodotto una vera e propria rivoluzione rispetto al modo di
intendere la natura e il ruolo dell'uomo rispetto ad essa.
Come singolo, individuo che nasce e muore, l'uomo perde ogni valore
rispetto alla permanenza eterna dell'Essere (sia esso rappresentato
dall'Uno di Parmenide, o dalle quattro radici di Empedocle, o dagli
infiniti atomi di Democrito). Ma in quanto dotato di Ragione, anche
l'individuo possiede una scintilla di fuoco divino che gli dona il
potere di conoscere il Tutto.
Sin dall'inizio della filosofia greca, quindi, l'uomo appare dotato
di quelle caratteristiche che saranno esaltate nell'opera di
Platone e in gran parte della riflessione successiva: un arco teso
tra il Nulla e il Tutto.
Nella corsa alla scoperta del Tutto, dell'Essere immutabile e
dell'eternit, l'uomo (il filosofo), forte della propria ragione e
del proprio pensiero, trascura di indagare su una parte essenziale
di s (il suo essere anche un individuo che nasce e che muore e che
appartiene quindi, oltre che alla sfera dell'Essere, anche a quella
del Nulla); dimentica la massima di Chilone, posta come epigrafe
sul tempio di Delfi, "Conosci te stesso" (gnthi seautn).

Il sofista.

Contro l'affermazione di un Essere immutabile e assoluto il sofista
crea i presupposti per una riscoperta dell'antica sapienza delfica.
E ben presto la riscoperta si trasforma in una nuova rivoluzione
che pone l'uomo al centro della riflessione filosofica e che ha
fatto s che il pensiero dei sofisti venisse definito anche come
"umanesimo".
Il sofista (sophists), come si fa chiamare il sapiente che giunge
ad Atene alla met del quinto secolo, in piena "et di Pericle", si
propone come depositario di una sapienza che  prima di tutto
tecnica e che, comunque, ha come scopo l'agire degli uomini; egli
quindi recupera, in qualche modo, il significato dell'antica
saggezza omerica.
Ma quella del sofista non pu essere una pura e semplice
riproposizione dell'antica saggezza: tra la sopha del carpentiere
che raddrizza le tavole per costruire una nave e la sopha dei
sofisti si pone come ingombrante ostacolo la sopha di quanti hanno
creduto di poter conoscere l'Assoluto, la Verit. Per affermare una
nuova sapienza destinata agli uomini e al loro agire  necessario
mettere in discussione quell'Assoluto e quella Verit.

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La nuova sapienza, inoltre, contrariamente a quella degli antichi
che era un dono degli di o si acquisiva con una lunga esperienza
di vita, pu essere trasmessa e quindi insegnata da un maestro, il
sofista, in una "scuola" che ha perso il carattere religioso e
iniziatico dei primi cenacoli filosofici.

Protagora.

Nativo di Abdera, la citt di Democrito, Protagora si trasfer ad
Atene dove conobbe Pericle. Il suo insegnamento apparve cos
rivoluzionario che i suoi libri furono bruciati dagli Ateniesi.

L'uomo  misura di tutte le cose.

"Di tutte le cose  misura l'uomo: di quelle che sono, per quanto
sono, di quelle che non sono, per quanto non sono"(8). Questo
frammento molto probabilmente si trovava all'inizio di un'opera in
prosa che aveva come argomento il tema centrale della filosofia, la
ricerca della Verit.
L'essere o il non-essere di tutte le cose - come la "misura"
(mtron) del loro essere e non-essere - dipende dall'uomo, da
ciascun uomo. Di nessuna cosa posso dire "", ma devo affermare "
per". Come Gulliver, ciascuno di noi incontra nani lillipuziani e
giganti; ma i Lillipuziani non sono nani, sono nani per Gulliver.
All'Essere assoluto Protagora contrappone con estrema chiarezza un
essere relativo. E uno dei termini di ogni relazione  sempre
l'uomo.
Da questo deriva che l'essere a cui pu pervenire la conoscenza 
come delimitato da un cerchio che ha al centro l'uomo. Il raggio
del cerchio si estende fin dove ciascuno di noi pu trovare
qualcosa con cui entrare in relazione. I cerchi, infine, sono tanti
quanti sono gli uomini.

I limiti dell'uomo.

"Riguardo agli di, non ho la possibilit di accertare n che sono
n che non sono, opponendosi a ci molte cose: l'oscurit
dell'argomento e la brevit della vita umana"(9).
Non pu esistere conoscenza di un ente riguardo al quale non
possiamo avere alcuna esperienza diretta, n, a noi esseri mortali,
 dato conoscere l'eternit.
Quindi la conoscenza, secondo Protagora, non solo  relativa ma 
anche limitata nel suo oggetto.

Pu essere vero tutto e il contrario di tutto.

Se la verit  determinata dall'uomo - da ciascun uomo - essa si
presenta come una molteplicit di punti di vista. E ogni punto di
vista ha lo stesso contenuto

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di verit di ogni altro, compreso il suo opposto. Questo  il senso
- secondo le testimonianze - dei Discorsi sovvertitori, l'opera di
Protagora che iniziava con l'affermazione riportata nel frammento
1. E questo molto probabilmente doveva essere il contenuto dei suoi
due libri di Antilogie, di cui non ci resta alcun frammento. In
questo scritto, il cui titolo significa "argomentazioni opposte",
Protagora avrebbe sostenuto come vere alcune affermazioni e subito
dopo avrebbe contrapposto ad esse, con la stessa efficacia, il loro
contrario.
Sembra, quindi, che per Protagora non esista pi alcuna "norma di
giudizio" al di fuori dell'individuo che enuncia la propria verit.

La verit e la plis.

Per Protagora, cercare e trovare una "norma di giudizio" che serva
a individuare e a far prevalere una verit, fra le innumerevoli che
si possono formulare, ha senso solo all'interno di un discorso
sullo stato, sulla politica, cio se tende a stabilire un punto di
vista sul bene dello stato, comune alla maggioranza dei
cittadini.(10)
La saggezza (sopha) di Protagora e degli altri sofisti si propone,
come abbiamo gi detto, come sapienza pratica, finalizzata
all'azione; ma, a differenza della saggezza degli antichi -
acquisibile solo con il dono degli di e con una lunga esperienza
di vita -, il sapere dei sofisti pu essere trasmesso ai giovani e
da questi fatto proprio: "Bisogna incominciare a studiare da
giovani"(11), afferma Protagora che, secondo Platone, avrebbe anche
detto: "Ragazzo mio, se tu frequenterai la mia scuola, gi il primo
giorno che verrai potrai tornartene a casa migliore; e il giorno
dopo lo stesso; e cos ogni giorno potrai progredire verso il
meglio"(12). Ancora Platone fa dire a Protagora qual  il sapere
che egli trasmette ai giovani nella sua scuola: "Materia di questo
studio  un retto discernimento tanto nelle cose domestiche - quale
sia il miglior modo di amministrare la propria casa - quanto nelle
politiche - in che modo si divenga abilissimi al governo -, sia con
l'opera sia con la parola"(13). Protagora insegna ai giovani come
diventare bravi cittadini.
E' cos che la plis diventa limite all'individualismo assoluto e
criterio di giudizio nell'individuazione della verit. Le
molteplici verit dei singoli, ciascuna espressione di un punto di
vista individuale, possono fondersi nel punto di vista della plis,
della "cittadinanza". Molti cittadini possono assumere lo stesso
punto di vista; il punto di vista - la "verit" - della maggioranza
dei cittadini,  la "verit" per la citt. Naturalmente si tratta
di una verit provvisoria: il gioco della democrazia prevede che la
maggioranza possa diventare minoranza e viceversa.
Senza nulla togliere al carattere soggettivo e relativo della
verit, Protagora ha individuato un criterio per definirla:  vero
ci che in un determinato

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momento appare utile per lo stato alla maggioranza dei cittadini.
Si tratta, quindi, di un criterio non di tipo logico e speculativo,
ma di tipo "economico", utilitaristico.

Protagora maestro di "scienza della politica".

"Se ho ben capito, mi sembra che tu alluda alla scienza della
politica, e che tu ti impegni a rendere gli uomini bravi cittadini.
- Questa  appunto, o Socrate, la professione che professo"(14).
Questo scambio di battute che Platone immagina tra Socrate e
Protagora mostra il carattere di assoluta novit che assume presso
i sofisti il concetto di scuola: scomparso da essa ogni aspetto
religioso o iniziatico, l'oggetto dell'insegnamento non  pi la
ricerca della Verit, la conoscenza del Tutto, l'individuazione
della sostanza che permane eterna in tutte le cose. La "scuola" di
Protagora  aperta ai giovani ricchi ateniesi che intendono
dedicarsi all'attivit politica.
Per avere successo in politica, per accedere alle pi alte cariche
dello stato,  necessario che il proprio punto di vista, la propria
"verit", sia condivisa dalla maggioranza dei cittadini. Per questo
Protagora insegna l'arte della persuasione. Per convincere i
concittadini occorre essere ottimi oratori: Protagora lo , e
diventa maestro di oratoria; secondo Apuleio  "tra i primi
inventori dell'arte retorica"(15). E' necessario, inoltre, essere
in grado di controbattere gli avversari in un pubblico
contraddittorio: Protagora  anche maestro di dialettica, l'arte di
interrogare e rispondere, di ascoltare e contraddire; nonch di
eristica, la capacit di dimostrare una verit e subito dopo il suo
contrario, proprio come egli fa nelle Antilogie.
Queste le tecniche che Protagora insegna nella sua scuola, alla
quale accorrono numerosi i giovani ateniesi. In cambio pretende
compensi in denaro, spesso di notevole entit; Platone, che non
condivideva questo comportamento, scrive che Protagora "ha
guadagnato lui solo pi denari con questa sua scienza, che non
Fidia, le cui belle opere son cos celebri, e dieci altri scultori
insieme"(16).

